Beni storici – artistici

I Principi d’Este

A cura di

Federica Fanti

Le principali famiglie che dominavano il territorio italiano erano obbligate a dimostrare costantemente la propria potenza e il proprio splendore, per provare la loro solidità di governo. Questo valeva soprattutto per i sovrani dei territori di dimensioni minori che spesso erano l’obiettivo di Stati più forti. Le famiglie più potenti commissionavano opere d’arte e codici miniati, costruivano chiese e conventi, portavano in dono magnifici gioielli, indossavano i tessuti più preziosi e soprattutto volevano dimostrare l’importanza del proprio nome e la grandezza degli antenati facendoli addirittura risalire a figure mitologiche. 

In questo quadro si inserisce il ciclo di affreschi commissionato da Alfonso II nella seconda metà del Cinquecento. La corte del Castello venne decorata con i “Ritratti dei Principi Estensi”, personaggi a figura intera di dimensioni maggiori rispetto al naturale e dipinti in coppia inseriti all’interno di una cornice architettonica conclusa in basso con l’iscrizione del nome. Per la rappresentazione della sua illustre genealogia Alfonso si avvalse di Pirro Ligorio, antiquario di corte, che fu incaricato della ricerca storica sugli antenati e della creazione di un’iconografia adeguata. In questa delicata attività fu impiegato lo studio sulla genealogia estense pubblicato alcuni anni prima (1570) dallo storico ducale Giovan Battista Pigna intitolato “Historia dei Principi di Este”. Pigna faceva risalire la discendenza estense a Caio Azio, magistrato dell’Impero Romano d’Occidente impiegato sul territorio del Veneto e in seguito acclamato Signore d’Este. Nel codice miniato sono illustrati, attraverso il nome e un ritratto, i rami del casato dalla caduta dell’Impero Romano al 1476.

Gli affreschi giunti fino a noi sono solamente tre e rappresentano Folco III e Bonifacio IV d’Este, Enrico IX e Obizzo IV e uno di cui non è possibile identificare i soggetti, mentre, sono ben trentatre i disegni preparatori superstiti di mano di Pirro Ligorio, conservati per la maggior parte all’Ashmolean Museum di Oxford. 

È interessante mettere a confronto i ritratti di Folco III (a sinistra) e del fratello Bonifacio IV (a destra) di cui disponiamo sia del disegno preparatorio che dell’affresco, riconosciuti grazie all’iscrizione presente del disegno che riporta i loro nomi “FVLCO III. FVLCONIS II. F. / BONIFATIVS. IV / FVLCONIS. F.” I due fratelli furono i primi a comparire con la nomina di “Marchiones de Este” in un documento databile tra il 1171 e il 1173. Qui sono rappresentati in piedi, vestono abiti drappeggiati all’antica e Folco indossa un berretto di foggia medioevale. Dal confronto con il disegno notiamo che entrambi reggevano uno scettro, simbolo di potere, mentre lo sfondo era decorato da colonne con capitelli di ordine dorico e sulla destra era presente una figura femminile che regge un ramo, probabilmente di ulivo o di alloro a simboleggiare la pace o la dignità nobiliare.

Gli affreschi furono staccati dalle pareti della corte del Castello di Ferrara nel 1969 e trasportati alla Pinacoteca Nazionale, dove sono rimasti fino all’inizio degli anni ’90, ora si trovano al Museo del Castello Estense. 

Ubicazione

Museo del Castello Estense, Ferrara

Oggetto

Affresco (ora su tela)

Datazione

1577

Tecnica e dimensioni

Affreschi trasportati su tela

Autore

Ludovico Settevecchi su disegno di Pirro Ligorio

Crediti

British Museum - Licenza CC BY-NC-SA 4.0, "di Saiko - Licenza CC-BY-SA"